Biblioteca della Libertà

Anno XLVIII, n. 206/207, gennaio-agosto 2013

Anno XLVIII, n. 206/207, gennaio-agosto 2013

periodicità quadrimestrale

ISSN 2035-5866

Direttore responsabile Salvatore Carrubba

Condirettori Maurizio Ferrera e Beatrice Magni

copyright Centro di Ricerca e Documentazione “Luigi Einaudi”

 

 

Indice sintetico

 

 

 

 Unpacking Rawls a cura di Beatrice Magni

 

Ai lettori di «Bdl»

pag 3
Articolo completo/Full text

Ai lettori di «Bdl»

No Abstract

Abstract

Ringraziamenti

pag 5

Ringraziamenti

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Abstract

Rileggere Rawls

pag 7
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Rileggere Rawls

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Abstract

Il merito e la meritocrazia

pag 23
Articolo completo/Full text

Il merito e la meritocrazia

Dopo una rapida analisi delle nozioni di merito e di meritocrazia, il saggio esamina la teoria della giustizia come equità al fine di verificare la tesi di Rawls secondo cui quella teoria non condurrebbe a un assetto sociale meritocratico. Nel far ciò il saggio si sofferma in particolare a esaminare le implicazioni della teoria di Rawls per quanto riguarda la selezione delle persone cui assegnare impieghi e incarichi. Il saggio, inoltre, ricostruisce l’argomento con cui Rawls esclude che vi sia alcun dovere etico fondamentale di attribuire certi beni in un modo che tenga conto dei meriti delle persone e sostiene che un tale argomento non sia in grado di escludere l’esistenza di un dovere etico fondamentale di distribuire il prodotto del lavoro sociale in un modo che tenga conto, almeno in parte, dell’impegno delle persone e del loro contributo al benessere della collettività.

 

Rawls, Merit and Meritocracy

After a brief analysis of the notions of merit and meritocracy, the paper examines the theory of justice as fairness in order to assess Rawls’s claim that his theory would not lead to a meritocratic society. In doing so, the paper focuses in particular on the implications of Rawls’s theory regarding the allocation of jobs. The essay also reconstructs the argument Rawls uses to justify his claim that there is no fundamental ethical duty to assign certain goods in a way that takes into account the merits of people and argues that such an argument cannot exclude the existence of a fundamental ethical duty to distribute the product of social cooperation in a way that takes into account, at least in part, people’s efforts and their contribution to the welfare of the community.

Abstract

Realizzazione personale ed eguaglianza di opportunità

pag 39
Articolo completo/Full text

Realizzazione personale ed eguaglianza di opportunità

L’articolo considera una possibile giustificazione dell’eguaglianza delle eque opportunità, o equa eguaglianza delle opportunità, basata sull’importanza dell’autorealizzazione individuale attraverso l’esercizio di attività lavorative complesse. Vengono messe in luce le potenziali contraddizioni di questa argomentazione, dovute al fatto che l’equa eguaglianza delle opportunità permette diseguali opportunità fra persone dotate di talenti iniziali diversi e non impone che ogni diseguaglianza di complessità fra le attività lavorative contribuisca ad aumentare la complessità di quella che lo è di meno. In conclusione, si suggerisce che sia più coerente con l’impianto complessivo della teoria di Rawls negare il ruolo speciale dell’auto-realizzazione attraverso il lavoro, anche se, seguendo tale linea di interpretazione, emergono dubbi sulla possibilità di giustificare il principio dell’equa eguaglianza di opportunità e la sua priorità rispetto al principio di differenza.

 

Self-realization and Equality of Opportunity

One widely cited justification of Rawls’s “Fair Equality of Opportunity” principle relies on the importance of self-realization through work. Here we show that the premises of the self-realization argument fails to support one important feature of the Rawlsian principle, namely, the inequality it let exists between the opportunities of people whose talents are different. Instead, they support a different principle, prescribing the maximization of the complexity of the tasks associated with the least advantageous social position. This result can be avoided by endorsing a more subjective conception of self-realization than the one appearing in the premises of the original argument. By taking this route, however, one is eventually forced (by coherence with other Rawlsian assumptions) to deny both the special importance of self-realization through work and the lexical priority of fair equality of opportunity to the difference principle.

Abstract

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