Il richiamo a Luigi Einaudi

 

«Giova deliberare senza conoscere? Al deliberare deve, invero, seguire l’azione. Si delibera se si sa di poter attuare; non ci si decide per ostentazione velleitaria infeconda.
Ma alla deliberazione immatura nulla segue»

«L’azione va incontro all’insuccesso anche perché non di rado le conoscenze radunate con fervore di zelo non erano guidate da un filo conduttore. Non conosce chi cerca, bensì colui che sa cercare»

Luigi Einaudi, Prediche inutili, Torino 1959

 

Grande economista, uomo politico  e secondo Presidente della Repubblica Italiana dal 1948 al 1955, dopo Enrico De Nicola, Luigi Einaudi (Carrù 1874 - Roma 1961) fu un convinto seguace del liberalismo classico, sostenne sempre le teorie liberali e la politica liberista e lottò, sia per mezzo della stampa sia in Parlamento, per la perequazione tributaria e la moralizzazione della vita parlamentare.

Vita. Fu professore di Scienza delle finanze all’Università di Torino (dal 1902), socio nazionale dei Lincei (1926), collaboratore della Stampa e del Corriere della Sera, direttore della Riforma sociale (1908-35) e della Rivista di storia economica (1936-43), senatore del regno dal 1919. Tenne di fronte al fascismo un atteggiamento di opposizione e fu tra i sostenitori del federalismo europeo.

Dopo l’8 settembre 1943 riparò in Svizzera; rientrato in Italia, fece parte della Consulta nazionale, fu governatore della Banca d’Italia (1945-48), deputato alla Costituente, per breve tempo presidente dell’Istituto della Enciclopedia Italiana (1946), vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro del Bilancio (maggio 1947), senatore dall’aprile 1948 e infine Presidente della Repubblica Italiana (1948-55), carica nella quale si distinse per l’estrema correttezza costituzionale.

Dopo il 1955 tornò alle attività parlamentare e pubblicistica.

Fu strenuo ed efficace difensore della stabilità della lira. In generale, di fronte allo svilupparsi, sotto lo scudo della vecchia formula del laissez faire, di nuovi e più pericolosi privilegi e concentrazioni di potere, sostenne sempre più decisamente posizioni – secondo le sue stesse parole – “neoliberali”: denuncia cioè, proprio in nome delle premesse ritenute tuttora valide dell’economia classica, delle crescenti violazioni del meccanismo della concorrenza e richiesta degli interventi e dei vincoli giuridici necessari a ripristinare e difendere la libertà di mercato.

Opere. Tra le opere si ricordano: Studi sugli effetti delle imposte (1902); La finanza sabauda all’aprirsi del secolo XVIII (1908); Intorno al concetto di reddito imponibile (1912); La terra e l’imposta (1924); Principi di scienza delle finanze (1932, 4a ed. 1948); La condotta economica e gli effetti sociali della guerra italiana (1933); Il sistema tributario italiano (1935, 4a ed. 1939); Saggi sul risparmio e l’imposta (1941); Saggi bibliografici e storici intorno alle dottrine economiche (1953); Il buongoverno (1954); Lo scrittoio del presidente (1956); Cronache economiche e politiche di un trentennio: 1893-1925 (8 voll., 1959-65, raccolta di articoli).

(Enciclopedia Treccani)

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Dal 21 giugno 2013 è attivo il sito www.luigieinaudi.it dove sono contenute tutte le opere digitalizzate di Luigi Einaudi

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