Mercoledì 20 novembre all’Università di Reggio Emilia (1) si terrà un seminario sugli impatti della globalizzazione. Di seguito la traccia dell’intervento.

Una delle maggiori complessità del mercato azionario risiede nell’individuare le potenzialità di crescita delle società quotate, con particolare attenzione alla distinzione tra grandi e piccole aziende. Un primo passaggio obbligato consiste nella valutazione della liquidità delle azioni, intesa come facilità o meno per gli investitori grandi e piccoli di acquistare e vendere senza incorrere in fenomeni di rigidità di portafoglio che impediscano l’effettiva disponibilità e negoziabilità dei titoli.

Con bail-out si intende quel meccanismo di protezione dalle crisi sistemiche bancarie che implica l’intervento pubblico a tutela dei depositanti e, più in generale, dell’intero sistema finanziario. Si contrappone al bail-in che prevede l’intervento degli azionisti e degli obbligazionisti delle banche in stato di insolvenza, escludendo il coinvolgimento dei contribuenti.

Di seguito trovate tre note. Ogni nota parte da un fatto locale - da una notizia - per approdare all’ambito generale. Nella prima l’emissione di obbligazioni del Tesoro degli Stati Uniti della durata di cinquanta anni porta a ragionare della in-conoscibilità del futuro. Nella seconda si intravvedono dietro l’apertura tedesca per una riforma del sistema bancario europeo i maggiori costi per gli altri Paesi. Nella terza la decisione presa da Unicredit di vendere la partecipazione in Mediobanca consente di approdare alla parabola della finanza italiana.

Il ragionamento si articola in tre momenti. L'Asset Allocation come tale che ribadisce la nostra conclusione che poco accade in un equlibrio precario. Segue l'elogio della presidenza di Mario Draghi vista come una navigazione in mezzo ad un contesto non ordinario. Infine, la quotazione di Aramco, che diventerà fra poco la prima impresa al mondo per capitalizzazione. Aramco è più di una impresa è il cuore del Petro-stato saudita.