Allo stato non si vede una corrente di nuovi acquisti in arrivo, mentre i prezzi sono per così dire “imbambolati”. In seguito - il 23 ottobre - abbiamo aggiunto un commento alle decisioni della Banca Centrale Europea. In seguito ancora - il 24 ottobre - abbiamo aggiunto un grafico che potrebbe smentire le tesi esposte.

Avevo sostenuto che è difficile mettere in opera le politiche economiche e per le resistenze che incontrano e perché nella loro attuazione si possono avere degli effetti imprevisti ed indesiderati (1). Avevo poi esposto le quattro opzioni di politica economica che sono oggi in offerta nell'arena politica (2). Abbiamo il commento di Giuseppe Russo su queste vicende (3). Cerco di chiarire qui la conclusione “pessimista” cui sono giunto.

L’agenzia Bloomberg ha riportato la notizia secondo cui il ministero delle finanze svizzero avrebbe richiesto alle banche di raggiungere un livello di leva non inferiore al 5%. La leva è il rapporto tra il Patrimonio Netto Tangibile e il Totale Attivo Tangibile.

La discesa del prezzo del petrolio e delle materie prime in generale ha provocato una secca riduzione delle aspettative di utili delle società appartenenti a questi settori. Considerando solo le società legate alla estrazione, produzione e raffinazione dei prodotti petroliferi e affini (Oil Producers) la discesa del reddito potenziale è stata dell’ordine di circa 150 miliardi dollari, valore praticamente dimezzato rispetto alle aspettative di fine 2014.

Allo stato si hanno quattro opzioni: quella ultra keynesiana, quella keynesiana normale, quella di mezzo, e quella austriaca. Si perdonino le etichette. La prima vuole un ritorno della spesa pubblica in un contesto di minori diseguaglianze, la seconda vuole un ritorno della spesa pubblica, la terza un ritorno della spesa pubblica ma combinata con riforme sul lato dell'offerta, la quarta propone una “de-finanziarizzazione” dell'economia combinata con il prevalere delle politiche dell'offerta.