La Grecia non ha un settore manifatturiero di rilievo – esporta le materie prime energetiche che ha importato, ma la raffinazione ha un valore aggiunto modesto. La Grecia ha il turismo, ed ha, infine, un'industria di trasporti marittimi di notevole peso. Un'industria che però ha un importo limitato sul suo PIL: i marinai non greci sono, infatti, numerosi e i profitti esteri degli armatori non sono tassati in Grecia. Per queste ragioni la Grecia non potrebbe avere una ripresa trainata dalla svalutazione della moneta, come avvenne in Italia dopo la crisi della lira nel 1992.

Sulla falsariga di quanto già analizzato (Piccole e Tassi, Lettera Economica, aprile 2015 – Stock Picking, Lettera economica, maggio 2015) troviamo conferma di un fenomeno che, se dovesse consolidarsi, potrebbe portare ad una inversione di tendenza nelle politiche commerciali delle fabbriche di prodotti di risparmio gestito così come si è affermata ormai da oltre un decennio. L’oggetto del contendere è la distinzione tra gestione attiva e gestione passiva dei portafogli azionari.

Sempre che i vostri commensali non pensino che la cultura classica sia la rovina dell'Italia – in tal caso il consiglio è quello di seguire delle argomentazioni tradizionali, come quelle che trovate qui (1), qui (2), e qui (3) -, vi proponiamo un modo piuttosto esclusivo per parlare a cena della vicenda greca (4): nientemeno una lettura della vicenda corrente sulla base de “La Guerra del Peloponneso” di Tucidide, libro V, §84-116.