A gennaio l’Asset Allocation era stata pubblicata appena dopo l’uccisione di uno dei maggiori leader iraniani. La nostra tesi era che “la vicenda non dovrebbe dar luogo ad una guerra tradizionale, ma a una guerra di rappresaglie. Potrebbe però anche emergere un accordo, dal momento che una guerra non dovrebbe avere sbocchi”. A febbraio non abbiamo avuto la vicenda iraniana ma il coronavirus - sorto in Cina, ma poi diffusosi anche da altre parti. Inizialmente la vicenda del coronavirus sembrava circoscritta alla sola Cina, e quindi i mercati delle azioni avevano proseguito il proprio percorso euforico, salvo poi, questa settimana, ricredersi e crollare.

È sufficiente una giornata lavorativa su Skype per dire che lo smart working si è finalmente affermato sul mercato del lavoro italiano? Volendo lanciare una provocazione, si possono guardare gli effetti positivi del morbo che infuria. Con il coronavirus si è superato un tabù culturale. Non potendo andare in ufficio, si lavora da casa. Lo smart working è una pratica più che diffusa nei mercati altamente tecnologici.

Proviamo ad osservare alcuni fenomeni dell’economia con una lente “epidemiologica” (*). Tanto più oggi che le epidemie - a causa del coronavirus - sono sulla bocca a di tutti.

Nella fasi di forte nervosismo, non solo finanziario, diventa particolarmente difficile trovare il modo di affrontare qualunque argomento. Si corre il rischio aggiuntivo di apparire superficiali o fuori tema se non si intende assecondare la tendenza prevalente, ma forse vale la pena cercare qualche appiglio che aiuti nel momento della burrasca a restare a galla.