Da tempo sosteniamo la tesi di un possibile "risucchio" populista a destra e a sinistra. Insomma, di un nuovo bipolarismo dove a destra si avrebbe la Lega che fagocita Forza Italia, e a sinistra il M5S che fagocita il PD. Si avrebbe per effetto di questa dinamica una visione diversa della distribuzione dei redditi. Quella - populista - che sceglie una maggior distribuzione per ragioni di equità su base nazionale se di destra, o sociale se di sinistra. Quella liberale, non ancora palesatisi, che sceglie una maggior distribuzione del reddito per ragioni di opportunità. Qui proviamo a delineare i contorni della vicenda.

Una casa di investimento suggerisce di dedicare maggiore attenzione alle piccole e medie società (SME) americane in quanto presentano valutazioni relative più interessanti rispetto alle maggiori capitalizzazioni. Non c’è nessun motivo per provare a contestare questo suggerimento mentre può essere interessante l’approfondimento di questa analisi come spunto per addentrarsi nelle forse ineliminabili difficoltà che si incontrano quando si analizzano i mercati finanziari.

A maggio prima delle elezioni europee avevamo sostenuto che gli economisti hanno un ruolo quando si deve agire perchè si ha una crisi. Continuamo a lavorare sull'argomento. Nella prima parte della nota ci chiediamo con quale frequenza le crisi - più precisamente le recessioni - sono state previste dagli economisti. La risposta è "quasi mai". Riportiamo poi una parte dell'articolo di maggio che sostiene che - che sia prevista o meno - quando si ha crisi si deve agire.