Ormai tutti (o quasi) sono a favore dell'intervento pubblico nel combattere il corona virus. Come acquisto di titoli del Tesoro da parte della Banca Centrale, e come spesa statale in deficit. Ma anche come salvataggio delle imprese e come distribuzione di un reddito a chi ne ha necessità. Quel che è molto meno dibattuto è se questo intervento sarà o meno temporaneo. 

Il Covid-19 ha generato uno scenario di squilibrio politico (come la riaccensione delle rivalità tra gli Stati), economico (come rallentamento del sistema produttivo, con la conseguente crescita della disoccupazione e dell'aumento della povertà), e sociale (come riemersione del conflitto tra ricchi e poveri, guariti e malati, sommersi e salvati dal lockdown).

Non si è mai avuta una caduta del prezzo del petrolio di questa entità (vedi il grafico). La caduta di questi giorni è la combinazione della minor domanda che trae origine dal diffondersi del corna virus e della mancanza di una capacità di immazzinare sufficiente a pareggiare l'offerta in eccesso.

Da tempo - da almeno il 2016 - eravamo scettici sulla tenuta dei mercati delle azioni. Questi ultimi sono caduti nel 2018 per il timore di una rialzo dei tassi, quindi una vicenda "endogena", ma sono caduti di più in  presenza di una vicenda "esogena" come il corona virus. Dopo una prima consistente caduta i mercati hanno ripreso a salire, pur restando ancora abbondantemente sotto i massimi di febrraio di quest'anno. La nostra opinione è che questa ripresa dei corsi tradisca una fiduca eccessiva sul controllo degli effetti negativi del virus.