Nella sostanza non è cambiato nulla o quasi nell'ultimo mese - come peraltro nulla o quasi è cambiato, se non teniamo conto delle oscillazioni, negli ultimi tempi. I mercati finanziari hanno sul lato del reddito fisso dei tassi e dei rendimenti ai minimi storici, che sono all'origine del “fattore di sconto” ultra-basso. I mercati finanziari hanno sul lato del reddito variabile una previsione di utili a breve termine stabili o in leggera flessione, con quelli a medio termine in rialzo - ma le stime degli analisti sono sempre al rialzo (1). Abbiamo così un equilibrio ma non di immediata evidenza: gli utili non sono vivaci, ma sono scontati con un tasso d'interesse pressoché nullo e quindi il loro “valore attuale” è maggiore di quello che si avrebbe se i tassi a breve e i rendimenti a lunga - la “curva dei rendimenti”, fossero normali - ossia vicini alla media storica.

La differenza tra il rendimento del titolo decennale e il titolo biennale è considerato un importante indicatore della possibilità per le economie di sperimentare un periodo di recessione. Questo avverrebbe quando la curva dei rendimenti inverte in quanto la differenza tra i rendimenti a lungo termine e i rendimenti a breve termine diventa negativa. La Federal Reserve Bank of St. Louis illustra graficamente quanto avvenuto nel passato evidenziando quando questo fenomeno si è verificato e la capacità di anticipare un successivo potenziale evento recessivo.

Un'uscita della Gran Bretagna dall'Unione insieme ad un governo italiano a trazione Lega sorto dopo delle elezioni anticipate avrebbero creato dei disequilibri rilevanti nell'Unione Europea. Ecco l'uscita “populista”. Questa combinazione sembra scongiurata con la nascita di un nuovo governo in Italia. Resta aperta l'altra uscita, quella “di Sinistra radicale”. Una radicalizzazione della Sinistra britannica già in corso e una nuova maggioranza che in Italia che spinga nella direzione di una redistribuzione dei redditi senza badare alla crescita.