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Verso un capitalismo non liberale? Come guerra e tecnologia rischiano di prevalere sui valori liberali

Verso un capitalismo non liberale? Come guerra e tecnologia rischiano di prevalere sui valori liberali

Uno dei principali strumenti giuridici del liberalismo classico si è sviluppato nel common law come diritto al controllo giudiziario contro l’arresto da parte delle autorità statali: il writ of habeas corpus. Questo quadro – per secoli il punto di riferimento essenziale per definire cosa corrisponde a un sistema liberale di rule of law – è oggi entrato in crisi, a partire dalla «guerra al terrore» fino agli stessi sviluppi della tecnologia, che permettono oggi un controllo estensivo e praticamente illimitato delle attività private; un controllo determinato in larga misura da ragioni di sicurezza e prevenzione. L’autore affronta innanzitutto il modo in cui la guerra al terrore ha comportato un mutamento essenziale nelle considerazioni giuridiche attinenti alla libertà personale, poi passa in rassegna gli sviluppi tecnologici che mettono seriamente in dubbio la possibilità di mantenere per il futuro il quadro liberale di vita privata indipendente e libera che abbiamo ereditato dal passato. La sua conclusione è che mentre nel Novecento si contemplava il trionfo di una società libera di mercato o l’affermarsi di una società politicamente oppressiva basata su stretti controlli individuali, oggi vi è invece un diverso possibile scenario: quello di una società post-politica ma oppressiva. Sicuramente, una società non più liberale in senso classico.



Abstract

Le ricerche del Centro Einaudi / I risparmiatori italiani nel 2008

Le ricerche del Centro Einaudi / I risparmiatori italiani nel 2008

Il 2008 ha rappresentato un periodo di presa di coscienza della fragilità delle moderne economie. Ci si era progressivamente dimenticati di tale fragilità, in alcuni casi sostenendo addirittura che il ciclo economico fosse sparito. In effetti nel corso degli anni Ottanta e Novanta gli indicatori hanno mostrato una continua riduzione della volatilità delle principali variabili macroeconomiche (definita the great moderation period). Il ciclo economico è ora tornato prepotentemente alla ribalta. Non si può sapere se la recessione diventerà depressione e se lo stato di crisi durerà mesi o anni. Secondo l’indagine congiunturale Bnl/Centro Einaudi 2008 (Rapporto sul risparmio e sui risparmiatori in Italia – realizzato da oltre venticinque anni dal Centro Einaudi in collaborazione con il Servizio Studi di Bnl-Gruppo Bnp Paribas sulla base di un sondaggio Doxa), ci si può augurare che la situazione corrente rappresenti un’ulteriore spinta per pensare al futuro, per creare prodotti nuovi e utili e per aumentare la dotazione di capitale fisico e umano, magari modificando gli aspetti più negativi del modello di sviluppo odierno.



Abstract

Liberalism and Biomedical Progress: A Positive View

Liberalism and Biomedical Progress: A Positive View

This paper argues in favor of the thesis that liberalism should stand firmly on the side of biomedical progress. The reasons for this position do not lie in any specific and substantive bioethical view, but in an appreciation of the very liberal view about human freedom and a free social order. The author considers many issues –regarding economic, social and political, and moral aspects– posed by biomedical progress, and concludes that the issue of biomedical progress is the first great intellectual and political question to present itself following the demise of socialist ideology. This represents a great opportunity for liberalism: we might say that we have returned to its golden age.



Abstract

Netanyahu contro Obama?

Netanyahu contro Obama?

Nel contesto dell’interminabile conflitto in Medio Oriente tra israeliani e palestinesi, le «crisi» si susseguono. Forse bisognerebbe numerarle, come le perturbazioni atlantiche. La n. 1 del 2009 è la guerra israeliana a Gaza, caratterizzata dall’impiego di una forza distruttiva davvero spropositata rispetto ai motivi dichiarati della guerra stessa. Essa ha subito provocato, tra l’altro, una forte tensione tra Israele e Turchia, in uno scacchiere strategico sempre più delicato per via del petrolio del Caspio. Ma nel 2009 potrebbe verificarsi una crisi di ancor più vasta portata politica perché è ben possibile che Israele e Stati Uniti siano ormai in rotta di collisione, sebbene ciò non significhi di necessità un urto violento e clamoroso. Sarà però un problema assai più grave di una normale divergenza di opinioni e interessi su specifiche questioni. Il contrasto, se c’è, riguarda un possibile riassetto del Medio Oriente, reso necessario dal declino della potenza americana e che comprenderà, tra l’altro, un’ipotesi di pace arabo-israeliana e un «dialogo» politico tra Stati Uniti e Iran. Israele cercherà in vario modo di opporsi perché tutto ciò implica la fine della sua incontrastata supremazia in Medio Oriente, e forse il suo declino politico e strategico. Se Israele definirà questa situazione in termini di «minaccia esistenziale», le sue reazioni potrebbero essere imprevedibili e molto problematiche. Comunque, negli Stati Uniti gli ambienti filo-israeliani, e in particolare le organizzazioni della cosiddetta «lobby israeliana», saranno in contrasto diretto con l’amministrazione Obama.


Abstract

Il libro annotato / Note in margine a «Lo Stato canaglia. Come la cattiva politica continua a soffocare l'Italia» di Piero Ostellino

Il libro annotato / Note in margine a «Lo Stato canaglia. Come la cattiva politica continua a soffocare l'Italia» di Piero Ostellino

A giudizio di Cristina Costantini, Lo Stato canaglia. Come la cattiva politica continua a soffocare l’Italia, di Piero Ostellino (Rizzoli, Milano 2009), offre una lucida e puntuale analisi della morfologia politica ed economica del nostro paese, ponendone in luce aberrazioni e patologie. Il titolo è voluta citazione dell’espressione rogue states, ormai invalsa nel lessico delle relazioni internazionali. Qual è per Ostellino lo «Stato canaglia» e per quali ragioni? La domanda trova una immediata risposta nelle pagine introduttive, dove, proprio al fine di recuperare (se non addirittura di riscoprire) il senso del Politico e gli scopi della Politica, l’autore reputa necessario denunciare, con risolutezza e senza concessione alcuna, quello Stato «canaglia» – perciò nemico – che incarna e sublima l’invasività della sfera pubblica nella sfera privata, così da invertire la fisiologica relazione tra cittadini e politica, rendendo i primi al servizio della seconda nell’adesione a una imposta «cultura del suddito». La proposta che viene da Piero Ostellino è nel senso di emanciparsi dallo Stato (in quanto storicamente costruito come «Stato canaglia») per muovere verso la realizzazione di una società aperta attraverso tre tappe fondamentali: deregolamentazione, liberalizzazioni, privatizzazioni.

 

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